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Riflessioni sull’esperienza attuale  e passata.  I parte

Le dimensioni della continuità
Parte II

Gli strumenti della continuità: il curricolo
Parte III

1.    CONTINUITÀ EDUCATIVA E SCOLASTICA  

Tra i fattori più importanti per il  successo scolastico, riferito da un lato all’Istituzione ed inteso come  qualità raggiunta nell’ insegnamento,dall’altro all’Allievo e concepito come  significatività  dell’apprendimento ai fini della formazione personale, la continuità  è certamente uno dei  più rilevanti.
L’esistenza della discontinuità nell’esperienza  di per sé non è un fatto  negativo, se è vero che la nostra stessa esistenza,anche al di fuori del contesto scolastico, è  fortemente segnata da discontinuità per via di una costante interazione con un ambiente che propone  in successione e più spesso in sovrapposizione o in contrasto i  più disparati stimoli ad ogni livello e dimensione.
Ciò sarebbe un  problema ai fini educativi se non avvenisse che tutto alla fine fosse ricondotto ad unitarietà e continuità attraverso la capacità di ciascuno di riflettere  sull’esperienza , di comprenderla e di  associarla ed integrarla nella rete delle proprie conoscenze, nella sfera dei sentimenti e delle emozioni.
Se  non ci fosse la possibilità di portare tutto ad unità,se  non si riuscisse a  dare uno sviluppo compiuto alla frammentarietà delle esperienze, si porrebbero inibizioni allo sviluppo dell’io che invece cresce e  trasforma se stesso momento dopo momento, in un processo continuo  come unità   nel  corpo , nelle sensazioni, nella ragione, nei rapporti, grazie proprio alla moltitudine ed alla diversità dei fatti in cui trova  implicazione diretta o mediata. 
Come  esiste una CONTINUITA’ EDUCATIVA nella vita,che viene in genere risolta in termini positivi, così occorre porsi il problema della CONTINUITA’ SCOLASTICA.
D’altronde la marcata segmentazione del sistema scolastico italiano   ha inciso ed incide sulla modalità dei percorsi di apprendimento: a volte si tratta di vera frattura, che impedisce nella formazione di riconoscere come significativo per lo sviluppo quanto  viene proposto da un curricolo discontinuo.
E’ da dire che nella scuola tante ragioni possono essere  causa di discontinuità: non sempre possono essere evitate e non sempre tutte sono negative. Uno sforzo adattivo possibile da parte  del soggetto, attraverso cui saper rigenerare  unitarietà e  continuità nella propria esperienza cognitiva, è fortemente educativo e stimolante:  è importante  comunque che vi siano  controllo e  governo  della discontinuità.
Addirittura si dovrebbe salvaguardare  il diritto alla discontinuità, alla pluralità delle  opportunità,delle occasioni di esperienza , purchè non lascino il segno del disadattamento, del disagio transizionale, della mancata realizzazione.
Ciò premesso,ci chiediamo  che cosa significa  fare continuita’ nella scuola.
A livello di curricolo scolastico non significa tanto preventivare una  successione  di attività, scandita da livelli di scuola diversi, quanto progettare il PERCORSO GLOBALE attraverso il quale l’allievo impara a dare “significati diversi” all’esperienza.
Pensare concretamente alle modalità con cui  portare la competenza alla sua specializzazione al termine di una fase o di una  serie di fasi  di scolarizzazione vuol dire appunto FARE CONTINUITA’ SCOLASTICA
Il modello segmentale del nostro sistema scolastico è fortemente condizionante su questo piano: alcuni decenni di dibattito sulle esperienze della continuità educativa non hanno fatto decollare la desegmentazione : gli stessi programmi dell’85 della Scuola Elementare e l’articolo 2 della 148/90 hanno offerto un modello debole di continuità , di tipo puramente raccordativo, senza incidere sulla discontinuità  di sistema. Hanno cercato di agire sulla maturazione delle sensibilità dei docenti, cercando di realizzare perlomeno una cultura pedagogica , ma le esperienze sono state isolate e molto diverse tra loro.
Gli  Orientamenti del ’91 della Scuola materna       dedicano attenzione alla esigenza di un raccordo tra i livelli immediatamente contigui di scuola  e sottolineano l’importanza di un progetto educativo che tenga conto della continuità educativa con la famiglia e sfrutti le opportunità operative che possono trovare nel territorio una valida integrazione.
Molto sbrigativi sulla questione invece i Programmi del ’79 della Scuola Media, che puntualizzano sì il concetto di continuità, ma senza svilupparlo e porlo come presupposto importante : si parla di “ processo unitario di sviluppo della formazione che si consegue attraverso la continuità dinamica dei contenuti e delle metodologie, nell’arco dell’istruzione obbligatoria; essa persegue con sviluppi originali il raggiungimento di una preparazione culturale di base e pone le premesse per l’ulteriore educazione permanente e ricorrente. Come tale è finalizzata all’accesso alla scuola secondaria di secondo grado, pur non costituendo  il presupposto indispensabile…”
Da questo passaggio dei Programmi  non ha mai preso seriamente corpo la cultura della continuità, tutt’al più ha preso avvio un logica raccordativa nei confronti della scuola elementare  e della scuola secondaria superiore, attraverso la  prassi di  scambio di   informazione sugli allievi in ingresso o in uscita. 

Le dimensioni della continuità
Parte II

  Gli strumenti della continuità: il curricolo
Parte III

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