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1.
CONTINUITÀ EDUCATIVA
E SCOLASTICA
Tra i fattori più
importanti per il successo scolastico, riferito da un lato
all’Istituzione ed inteso come qualità raggiunta nell’
insegnamento,dall’altro all’Allievo e concepito come significatività
dell’apprendimento ai fini della formazione personale, la continuità è
certamente uno dei più rilevanti.
L’esistenza della discontinuità nell’esperienza di per sé non è un
fatto negativo, se è vero che la nostra stessa esistenza,anche al di
fuori del contesto scolastico, è fortemente segnata da discontinuità
per via di una costante interazione con un ambiente che propone in
successione e più spesso in sovrapposizione o in contrasto i più
disparati stimoli ad ogni livello e dimensione.
Ciò sarebbe un problema ai fini educativi se non avvenisse che tutto
alla fine fosse ricondotto ad unitarietà e continuità attraverso la
capacità di ciascuno di riflettere sull’esperienza , di comprenderla e
di associarla ed integrarla nella rete delle proprie conoscenze, nella
sfera dei sentimenti e delle emozioni.
Se non ci fosse la possibilità di portare tutto ad unità,se non si
riuscisse a dare uno sviluppo compiuto alla frammentarietà delle
esperienze, si porrebbero inibizioni allo sviluppo dell’io che invece
cresce e trasforma se stesso momento dopo momento, in un processo
continuo come unità nel corpo , nelle sensazioni, nella ragione, nei
rapporti, grazie proprio alla moltitudine ed alla diversità dei fatti in
cui trova implicazione diretta o mediata.
Come esiste una CONTINUITA’ EDUCATIVA
nella vita,che viene in genere risolta in termini positivi, così occorre
porsi il problema della CONTINUITA’ SCOLASTICA.
D’altronde la marcata segmentazione del sistema scolastico italiano ha
inciso ed incide sulla modalità dei percorsi di apprendimento: a volte
si tratta di vera frattura, che impedisce nella formazione di
riconoscere come significativo per lo sviluppo quanto viene proposto da
un curricolo discontinuo.
E’ da dire che nella scuola tante ragioni possono essere causa di
discontinuità: non sempre possono essere evitate e non sempre tutte sono
negative. Uno sforzo adattivo possibile da parte del soggetto,
attraverso cui saper rigenerare unitarietà e continuità nella propria
esperienza cognitiva, è fortemente educativo e stimolante: è
importante comunque che vi siano controllo e governo della
discontinuità.
Addirittura si dovrebbe salvaguardare il diritto alla discontinuità,
alla pluralità delle opportunità,delle occasioni di esperienza , purchè
non lascino il segno del disadattamento, del disagio transizionale,
della mancata realizzazione.
Ciò premesso,ci chiediamo che cosa
significa fare continuita’ nella scuola.
A livello di
curricolo scolastico non significa tanto preventivare una successione
di attività, scandita da livelli di scuola diversi, quanto progettare il
PERCORSO GLOBALE attraverso il quale l’allievo impara a dare
“significati diversi” all’esperienza.
Pensare concretamente alle modalità con cui portare la competenza alla
sua specializzazione al termine di una fase o di una serie di fasi di
scolarizzazione vuol dire appunto FARE CONTINUITA’ SCOLASTICA.
Il modello segmentale del nostro sistema
scolastico è fortemente condizionante su questo piano: alcuni decenni di
dibattito sulle esperienze della continuità educativa non hanno fatto
decollare la desegmentazione : gli stessi programmi dell’85 della Scuola
Elementare e l’articolo 2 della 148/90 hanno offerto un modello debole
di continuità , di tipo puramente raccordativo, senza incidere sulla
discontinuità di sistema. Hanno cercato di agire sulla maturazione
delle sensibilità dei docenti, cercando di realizzare perlomeno una
cultura pedagogica , ma le esperienze sono state isolate e molto diverse
tra loro.
Gli Orientamenti del ’91 della Scuola
materna dedicano attenzione alla esigenza di un raccordo tra i
livelli immediatamente contigui di scuola e sottolineano l’importanza
di un progetto educativo che tenga conto della continuità educativa con
la famiglia e sfrutti le opportunità operative che possono trovare nel
territorio una valida integrazione.
Molto sbrigativi sulla questione invece i
Programmi del ’79 della Scuola Media, che puntualizzano sì il concetto
di continuità, ma senza svilupparlo e porlo come presupposto importante
: si parla di “ processo unitario di sviluppo della formazione che si
consegue attraverso la continuità dinamica dei contenuti e delle
metodologie, nell’arco dell’istruzione obbligatoria; essa persegue con
sviluppi originali il raggiungimento di una preparazione culturale di
base e pone le premesse per l’ulteriore educazione permanente e
ricorrente. Come tale è finalizzata all’accesso alla scuola secondaria
di secondo grado, pur non costituendo il presupposto indispensabile…”
Da questo passaggio dei Programmi non ha
mai preso seriamente corpo la cultura della continuità, tutt’al più ha
preso avvio un logica raccordativa nei confronti della scuola
elementare e della scuola secondaria superiore, attraverso la prassi
di scambio di informazione sugli allievi in ingresso o in uscita.
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