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Riflessioni sull’esperienza attuale  e passata.  II parte

Continuità  educativa - continuità scolastica
Parte I

Gli strumenti della continuità: il curricolo.
Parte III

2.    LE DIMENSIONI DELLA CONTINUITA’ 

a.      La continuità tra gli ordini di scuola

Questi richiami alla continuità espressi attraverso i documenti programmatici sono stati ripresi in modo deciso  con Decreti e Circolari (cfr. la C.M.n° 339/92), dopo anni di ricerca educativa che si era occupata di curricolo e di continuità.
Per un momento abbiamo avuto segnali di innovazione abbastanza significativi, che sembravano preludere ad una organizzazione che di fatto contribuisse alla desegmentazione e quindi alla continuità del processo educativo.
Si stava delineando, attraverso modelli organizzativi di transizione ed attraverso  un disegno legislativo di riordino, un nuovo sistema scolastico  che, superando fratture preesistenti, prefigurava un percorso formativo fatto del triennio della scuola dell’infanzia, del settennio della scuola di base e del quinquennio della scuola secondaria, con un biennio obbligatorio.
La scuola di base veniva a coincidere con un unico ciclo ,sebbene distinto in moduli. Ciò poteva agevolare l’unitarietà e la processualità del progetto educativo.

Oggi è in discussione la proposta di Legge Moratti per la Riforma degli Ordinamenti :  da un lato si fa  della continuità della formazione un’ esigenza ineludibile – si pensi al forte accento che viene dato alla centralità della persona,ai Piani Individualizzati,alla  documentazione del percorso formativo tramite il portfolio – dall’altro si  riconferma la tradizionale  distinzione tra gli ordini di scuola esistenti.
Ed allora,in prospettiva,ci sembra quanto mai importante  valorizzare l’esperienza del Comprensivo,che mette insieme i tre gradi di istruzione in modo sistemico,senza creare  confusioni di ruolo e problemi di altra natura.
E’ attraverso il Comprensivo, che ha dato linfa a nuove discussioni sull’organizzazione del servizio e della didattica e di cui pure non si fa cenno nel testo della Riforma , che a nostro avviso stanno passando  alcuni  cambiamenti reali nella scuola.
Esso ha costituito e costituisce se non altro la condizione per il cambiamento di fatto  e, come spesso avviene nel nostro Paese, ha  preceduto l’emanazione di una normativa riformatrice, essendo nato ed essendosi diffuso per  una forte esigenza del territorio.
Esso è   la grande novità di questi anni, il ponte di passaggio tra il vecchio  ed il nuovo.Al suo interno si esperimenta la grande opportunità della continuità, grazie anche a strumenti normativi creati a posteriori in funzione dell’interazione tra gli ordini di scuola rappresentati: la collegialità di certi momenti di progettualità , ad esempio, qual è quella consentita dall’esistenza di un Collegio Unitario e dalle sue possibili articolazioni in gruppi misti di studio e di progetto è sicuramente una condizione di vantaggio per obiettivi di continuità che un Istituto Comprensivo non può non porsi come ragione stessa del suo esistere.

Gli Istituti Comprensivi hanno lavorato per elaborare su un impianto pedagogico di largo respiro un Progetto di continuità in cui, salvaguardate le specificità di ciascuno e di ciascuna fase dello sviluppo, fossero previsti finalità comuni e macrobiettivi della scuola di base (3-14 anni), curricoli verticali, attività integrate degli anni ponte, atteggiamenti metodologici coerenti e criteri condivisi di valutazione.
In questo modo può assumere concretezza l’idea di continuità, almeno per quanto concerne la DIMENSIONE della  VERTICALITÀ. 

b.     La continuità con l’extrascuola  

Esiste poi l’altra dimensione, quella  della ORIZZONTALITÀ , che va giocata tramite uno slancio coraggioso della scuola  verso quanto contribusce a caratterizzare , integrare , sostenere, arricchire dall’esterno in modo più o meno intenzionale la formazione . E ’ il caso della famiglia e  del territorio inteso come tessuto socio-culturale.
Nel passaggio  delle singole scuole all’autonomia, in una situazione in cui la scuola va acquisendo un’ identità  misurata anche sulle caratteristiche culturali del contesto, il “colloquio” stretto con il territorio diventa  ineludibile,opportuno.
La lettura esatta , puntuale  dei bisogni formativi desumibili dai fenomeni sociali e dalle trasformazioni  in atto a livello organizzativo-economico, è la base di partenza per generare coerenza  tra l’intento educativo della scuola e gli effetti del suo impatto nel sociale. Un altro aspetto di questa dimensione orizzontale della continuità è senza dubbio la collaborazione in rete con gli Enti e le agenzie con cui è possibile condividere il Progetto della Scuola o almeno gli aspetti operativi: il reperimento di risorse in loco , sotto forma di servizi oppure economiche e professionali, rappresenta per le istituzioni scolastiche una via ulteriore per implementare e quindi qualificare la propria offerta formativa e una testimonianza concreta di credibilità nei confronti delle famiglie e di tutto il territorio.
Il Comprensivo,specie là dove svolge  in modo egemonico il suo ruolo(pensiamo alle zone marginali),ha su questo paino molte chances  da giocare. 

Continuità  educativa - continuità scolastica Parte I

 

Gli strumenti della continuità: il curricolo.
Parte III

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